24 luglio 2026

METÀ STAGIONE — IL MIO RACCONTO

Sono arrivata a metà della mia prima stagione tra le élite del gravel e, se mi guardo indietro, mi sembra incredibile essere già a questo punto. Due vittorie — alla Desert Gravel e alla Ranxo — che a gennaio, da privateer, senza una squadra alle spalle, non avrei mai immaginato di poter conquistare. E, in mezzo, anche qualche ostacolo.

Tutto è iniziato alla The Hills, il mio esordio tra le élite: stavo molto bene nella prima parte di gara, poi lo stomaco mi ha tradita. Due settimane dopo, in Andalusia, è arrivata la mia prima vittoria. Un grande desiderio diventato realtà, che mi ha resa felicissima e che mi ha dato ancora più fiducia nel percorso che avevo scelto di intraprendere come atleta privateer. Subito dopo quel successo, però, un'influenza si è portata via una parte della preparazione. Alla Traka ho raggiunto un sedicesimo posto tra le donne e, il 7 giugno, alla Ranxo, è arrivata una seconda vittoria, per la quale mi sento davvero grata. Avrei voluto prendere parte anche alla Coppa del Mondo Marathon nelle Dolomiti, ma un'intossicazione alimentare mi ha costretta a rinunciare. Poi è arrivata la Coppa del Mondo Gravel, The Majestic, lo scorso weekend. Ero partita bene, davvero. Ma il ginocchio ha iniziato a farmi male, la potenza è sparita e ho concluso la gara molto piano e lontano da come speravo e da come volevo e potevo esprimermi. Sto facendo tutto il possibile per recuperare al meglio. So che questo richiederà un po' di pazienza e, probabilmente, anche un periodo di rallentamento dalla bici. Ho affrontato due interventi al legamento crociato qualche anno fa e, ogni tanto, mi capita di avvertire delle ricadute al ginocchio.

Ma c'è una cosa di cui sono certa: sono davvero fortunata ad avere accanto persone che tengono a me e al mio recupero. È anche grazie a loro se riesco ad affrontare questo momento con serenità. Insieme al mio team stiamo ridisegnando la seconda parte della stagione. Alcune gare potrebbero cambiare rispetto a come le avevamo immaginate all'inizio dell'anno, ed è giusto così. Ho imparato che le stagioni non seguono quasi mai il percorso che immagini a gennaio. Quello che mi porto con me, però, è tanto: due vittorie, tanta strada costruita con le mie forze e la voglia, rimasta intatta, di affrontare il resto della stagione con tutto l'impegno che posso dare.

Grazie a chi c'è, sempre.

— Giulia